Stai ristrutturando e non sai cosa sia e a chi richiedere la certificazione del tuo impianto? Scopri tutto quello che c'è da sapere sul certificato di conformità del tuo impianto elettrico:

INDICE
1.    Dichiarazione di conformità impianto elettrico. Che cos’è? 
2.    La dichiarazione di rispondenza 
3.    Scopo del certificato di conformità 
4.    Obbligo rilascio della dichiarazione di conformità
5.    Quando invece la certificazione non è obbligatoria?
6.    Qual è il costo di una certificazione dell’impianto elettrico?

 

 

Dichiarazione di conformità impianto elettrico. Che cos’è?

Hai appena installato un nuovo impianto elettrico? Oppure ne hai modificato uno già esistente?

Di sicuro allora avrai sentito parlare di Dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico (DiCo), detta anche certificazione dell’impianto elettrico, ma che cos’è esattamente?.

Questo documento garantisce il rispetto delle norme di sicurezza stabilite dal Decreto Ministeriale 37/2008, riguardanti la modifica o l’installazione di impianti elettrici sia presso strutture private che aziendali. L’obiettivo principale per cui è stato inserito l’obbligo di rilascio della dichiarazione di conformità è quello di rendere gli impianti più sicuri, minimizzando così il rischio di incidenti domestici provocati dal mal funzionamento degli stessi.

 

La dichiarazione di rispondenza

La nuova legge ha introdotto anche la dichiarazione di rispondenza per regolamentare tutti gli impianti elettrici realizzati antecedentemente al 1990.
Qualunque sia la tipologia dell’impianto elettrico, il rilascio del suddetto certificato è un onere dell’impresa che installa l’impianto, sia in caso di nuovi edifici, sia in caso di fabbricati preesistenti.

Sono quindi i tecnici che eseguono i lavori ad avere l’obbligo di rilasciare la dichiarazione di conformità per tutti quei lavori che lo richiadano.

Oltre ad essere obbligatoria per gli impianti elettrici, la dichiarazione di conformità, come indicato nella gazzetta ufficiale, è obbligatoria anche per tutti gli impianti del gas, di climatizzazione, di riscaldamento, di impianti idraulici, radiotelevisivi, impianti di ascensori, impianti antincendio etc. 

 

Scopo del certificato di conformità

Il certificato di conformità degli impianti elettrici , detto anche certificazione impianto elettrico, è finalizzato a garantire il rispetto della normativa vigente che prescrive tutta una serie di procedure e parametri per effettuare una corretta installazione che si traduce sostanzialmente in maggiore sicurezza per l’utente finale.
Questo certificato è diventato ormai obbligatorio anche per gli impianti elettrici correlati alla climatizzazione, agli impianti sanitari, alle scale mobili e montascale, sistemi antincendio, impianti del gas, porte e cancelli automatizzati.

 

Obbligo rilascio della dichiarazione di conformità: come funziona

Considerata la sussistenza dell’obbligo della dichiarazione di conformità, ogni volta che si effettuano interventi di realizzazione , manutenzione o rifacimento, di seguito ti illustriamo come funziona il suo rilascio.
Per redigere il documento si utilizza normalmente un modello standard pubblicato con il Decreto Legislativo del 19 maggio 2010, che prevede la compilazione di alcuni dati riguardanti la tipologia di impianto, le credenziali del tecnico incaricato dell’installazione, i dati del proprietario dell’abitazione o dell’azienda interessata, l’ubicazione del sistema installato, i materiali usati e le normative vigenti in materia.

Comprende inoltre una serie di documenti allegati obbligatori: il progetto o lo schema del lavoro, la registrazione dell’impresa coinvolta nell’installazione dell’impianto elettrico presso la Camera di Commercio, l’elenco dei materiali usati.

Il certificato di conformità dell’impianto elettrico va redatto in triplice copia:
-    una per il proprietario
-    una per il committente
-    una per lo Sportello Unico dell’Edilizia del Comune in cui si è svolto il lavoro.

E’ importante che sia timbrato e firmato sia dal rappresentante legale dell’impresa che dal responsabile tecnico.
Tutte le copie devono essere debitamente timbrate e firmate. In caso di mancato rilascio della certificazione dell’impianto elettrico, la ditta installatrice è soggetti a una sanzione amministrativa variabile tra i 1000 € e i 10.000 €.
Lo Sportello Unico dell’Edilizia del Comune in cui ha sede l’immobile oggetto dell’intervento provvede ad inoltrare una copia della certificazione alla sede della Camera di Commercio competente in cui risulta essere iscritta l’impresa che ha eseguito i lavori per eseguire tutti i dovuti controlli. In questo modo si verifica la veridicità delle informazioni contenute nella dichiarazione, per poi archiviarla. Attraverso la Camera di Commercio chiunque goda di diritti reali sull’immobile ed abbia bisogno di una copia della certificazione di conformità, qualora non riesca a reperirla autonomamente, ha la possibilità di richiederne una copia.
Per accedere alle informazioni contenute nella banca dati dell’istituto occorre presentarsi muniti di idoneo documento di riconoscimento e di certificato di proprietà, contratto di affitto, contratto di comodato d’uso, o qualsiasi altro atto attestante il godimento di diritti reali sull’immobile per il quale occorre ottenere copia della documentazione depositata.

Da notare che il certificato di conformità è obbligatorio anche in caso di vendita o affitto dell’immobile.

 

Quando invece la certificazione non è obbligatoria? 

In caso di installazione dell’impianto elettrico avvenuta tra la legge 46/90 del 1990 e l’entrata in vigore del D.M. 37/2008, la certificazione per impianto elettrico esistente non è obbligatoria. Qualora non fosse disponibile il certificato rilasciato all’epoca, è necessario che un tecnico abilitato rediga una  dichiarazione di rispondenza (DiRi), che non è altro che una descrizione dell’impianto e della sua dell’installazione.
Se l’impianto elettrico è stato realizzato prima del 13 marzo 1990, data dell’entrata in vigore della Legge 46/90 e se questi impianti sono dotati di protezione contro contatti diretti o con interruttore differenziale, sezionamento e protezione contro sovracorrenti posti all’origine dell’impianto, allora possono essere ritenuti a norma.
Impianti elettrici realizzati invece dopo il 2008 e sprovvisti di Dichiarazione di conformità, non sono considerati a norma se i tecnici hanno rilasciato una DiRi. Bisogna quindi che questi impianti vengano verificati e controllati per poter poi redigere una Dichiarazione di conformità valida (DiCo).


Qual è il costo di una certificazione dell’impianto elettrico?

Il prezzo di una certificazione dell’impianto elettrico può variare in funzione della tipologia di impianto, della dimensione e dai costi dell’impresa o elettricista che effettua l’installazione.
In generale per un appartamento di circa 100 mq il costo può andare tra i 300 € e i 400 €. Se però ci fossero degli interventi particolari da effettuare per regolarizzare l’impianto, si potrebbero facilmente superare i 1000 €.
Di seguito una tabella con l’indicazione di massima dei costi per la certificazione di impianti anche diversi dall’elettrico:

 

Tipologia impianto Costo certificazione impianto
Impianto elettrico appartamento (ca. 100 mq) 300 € – 400 €
Impianto di riscaldamento 250 € – 300 €
Canna fumaria 300 € – 400 €
Impianto gas 200 € – 400 €
Sistemi antifurto 100 € – 200 €

 

Come risparmiare sul costo della certificazione impianto elettrico?

Come mostrato nella tabella precedente il costo della certificazione di un impianto elettrico può variare anche di tanto.

E’ dunque fondamentale scegliere bene il professionista o l’impresa, per fare ciò il sistema migliore è quello di chiedere preventivi ad almeno tre o quattro soggetti, allineare le offerte, confrontarle e infine scegliere quella che fornisce le maggiori garanzie, al di là del costo, in quanto in gioco c’è la tua sicurezza elettrica nell’utilizzo che farai negli anni dell’impianto da certificare.

Michele copywriter

13-10-2020

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